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Archive for marzo 2013

auteur_26

Stavano tutti fuori sulla veranda a chiacchierare: Hemingway, Faulkner, T. S. Eliot, Ezra Pound, Hamsun, Wally Stevens, E. E. Cummings e qualcun altro.

“Senti”, disse mia madre, “puoi dirgli di starsi zitti?”.

“No”, dissi io.

“Stanno dicendo solo fesserie”, disse mio padre, “dovrebbero trovarsi un lavoro”.

“Ce l’hanno un lavoro”, dissi io.

“Un accidenti”, disse mio padre.

“Esattamente”, dissi io.

A quel punto Faulkner entrò dentro barcollando. trovò il whisky nella credenza e se lo portò fuori.

“E’ una persona tremenda”, disse mia madre. Poi si alzò e sbirciò fuori in veranda. “C’è una donna con loro”, disse lei,  “solo che sembra un uomo”.

“È Gertrude”, dissi io.

“C’è un altro tizio che sta facendo vedere i muscoli”, disse lei, “dice di poterli battere a tre a tre”.

“È Ernie”, dissi io.

“E lui”, mio padre mi indicò, “vuole essere come loro!”.

“Davvero?”, chiese mia madre.

“Non come loro”, dissi io, “ma uno di loro”.

“Trovati uno stramaledetto lavoro”, disse mio padre.

“Stai zitto”, dissi io.

“Che?”.

“Ho detto, stai zitto, sto ascoltando queste persone”.

Mio padre guardò sua moglie: “Questo non è figlio mio!”.

“Spero di no”, dissi io.

Faulkner entrò di nuovo nella stanza barcollando. “Dov’è il telefono?”, chiese.

“A che diavolo ti serve?”, chiese mio padre.

“Ernie si è appena fatto saltare le cervella”, disse lui.

“Lo vedi cosa succede alla gente così?”, urlò mio padre.

Mi alzai lentamente e aiutai Bill a trovare il telefono.

(Charles Bukowski)

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fernando-pessoa

Porto dentro il mio cuore,
come un cofanetto pieno che non si può chiudere,
tutti i luoghi dove sono stato,
tutti i porti a cui sono arrivato,
tutti i paesaggi che ho visto da finestre o da oblò,
o dai ponti di poppa delle navi, sognando,
e tutto questo, che è tanto,
è poco per quello che voglio.

Ho viaggiato per più terre di quelle che ho toccato.
Ho visto più paesaggi di quelli su cui ho posato gli occhi.
Ho fatto esperienza di più sensazioni
di tutte le sensazioni che ho sentito,
perché, per quanto sentissi, sempre qualcosa mi mancava,
e la vita sempre mi afflisse,
sempre fu poco, ed io infelice.

Non so se la vita è poco o è molto per me.
Non so se sento troppo o poco, non so.
Se mi manca lo scrupolo spirituale,
il punto di appoggio dell’intelligenza,
la consanguineità con il mistero delle cose,
scossa ai contatti, sangue sotto i colpi, fremito ai rumori,
o se un altro significato più comodo e felice c’è per questo.
Sia come si vuole, era meglio non essere nato,
perché, per quanto interessante in ogni momento,
la vita finisce per dolere, nauseare, tagliare, radere, stridere,
a dar voglia di urlare, saltare, restare per terra,
uscire fuori da tutte le case,
da tutte le logiche e da tutte le pensiline,
e andare a essere selvaggi verso la morte fra alberi e oblii,
fra cadute, e pericoli, e assenza del domani,
e tutto ciò dovrebbe essere un’altra cosa,
più vicina a ciò che penso,
a ciò che penso o sento, che non so nemmeno cosa sia,
oh vita.

Fernando Pessoa

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fare-l-amore-586x399

Non credo esista una sostanziale differenza tra chi scrive e chi legge, la differenza è più espressa dagli argomenti che si scelgono di scrivere o leggere.
Per molti anni, non ho mai compreso che cazzo ci si trovasse nel leggere banali idiozie sull’amore. Io ho sempre letto, per svago, principalmente romanzi dell’orrore, qualche saggio sul cannibalismo o sul vampirismo, fumetti della Bonelli, poesie di Baudelaire che mi affascinavano, ma alle quali non sapevo dare un vero senso e pallosissimi manuali d’istruzioni o riassunti di corsi, per motivi lavorativi.
Ebbene, credo di aver tristemente compreso che, in molti casi, le persone scrivano o leggano in base a ciò che gli manca nella vita, per questo va così tanto l’amore.
Spero di buttare presto la biro nel cesso e di ricominciare a rileggere qualche romanzo di Barker.

Paul Mehis

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otello8

Quanti di voi, camuffati o meno, con i vostri articoli o commenti, sia ricevuti che indirizzati essenzialmente a soggetti di sesso opposto, hanno generato “risentimento” in qualcuno? Un qualcuno che, molto probabilmente, conosce la vostra vera identità.
Una Desdemona ed un Otello in rete esistono eccome. Alcuni lo erano prima di confessarsi pubblicamente. Altri, invece, per affinità, empatia o quant’altro, lo sono diventati successivamente, in modo spontaneo, grazie a WordPress, Facebook, Twitter, alla rete in generale. Fenomeni non necessariamente sospinti da “malsani” propositi … anzi. Però questo, a volte, genera qualche problema, dei fraintendimenti, per effetto del libero accesso ai nostri spazi – giusto per rimanere in tema – da parte di qualche testa di Cassio.
Chi vuole intendere intenda e tutti gli altri in roulotte.

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Anais_Nin

“ Uno vive così, protetto, in un mondo delicato, e crede di vivere. Poi legge un libro, L’amante di Lady Chatterley, per esempio, o fa un viaggio, o parla con Richard, scopre che non sta vivendo, che è ibernato. I sintomi dell’ibernazione sono facili da individuare. Primo: inquietudine; secondo – quando l’ibernazione diventa pericolosa e può degenerare nella morte -: assenza di piacere. Questo è tutto… Sembra una malattia innocua. Monotonia, noia, morte. Milioni di uomini vivono in questo modo, o muoiono in questo modo, senza saperlo. Lavorano negli uffici. Guidano una macchina. Fanno picnic con la famiglia. Allevano bambini. Poi interviene una cura “urto”: una persona, un libro, una canzone, che li sveglia, salvandoli dalla morte.“

Anais Nin, “I diari”

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villaggio_primavera_flover

Bentornata primavera.
La stagione dei risvegli.
Si colora l’atmosfera
di boccioli, di germogli.
 
La natura è in movimento.
E’ un via vai di voci nuove.
C’è la vita, c’è fermento,
C’è l’amore in ogni dove.
 
Primavera, amica mia.
Sei comparsa a mezzanotte
per portarci l’allegria?
Ma che cacchio me ne fotte!!

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Roth_80

«Forse dovresti scrivere.»
«Invece tu dovresti piantarla di leggere tutto ciò che è stato scritto.»
«E cosa dovrei fare nel tempo libero?»
«Immergerti nella vita vera.»
«C’è un libro che parla proprio di questo, sai.»

Philip Roth, “Il professore di desiderio”

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