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Archive for 30 gennaio 2013

letter

Come si genera la poesia

Per un solo verso si devono vedere molte città, uomini e cose
Si devono conoscere gli animali,
si deve sentire come gli uccelli volano,
e sapere i gesti con i quali i fiori si schiudono al mattino.
Si deve poter ripensare a sentieri in regioni sconosciute,
ad incontri inaspettati,
a separazioni che si videro venire da lontano,
a giorni d’infanzia che sono ancora inesplicati,
ai genitori che eravamo costretti a mortificare
quando ci porgevano una gioia e non la capivamo,
a malattie dell’infanzia che cominciavano in modo così strano,
con tante trasformazioni così profonde e gravi,
a giorni in camere silenziose, raccolte,
a mattine sul mare, al mare, ai mari,
a notti di viaggio che passavano alte rumoreggianti
e volavano con tutte le stelle,
e non basta ancora poter pensare a tutto ciò.
Si devono avere ricordi di molte notti d’amore,
nessuna uguale all’altra,
di grida di partorienti,
di lievi, bianche puerpere addormentate che si schiudono.
Ma anche presso i moribondi si deve essere stati,
si deve essere rimasti presso i morti,
nella camera con la finestra aperta
e i rumori che giungono a folate.
Ed anche avere ricordi non basta.
Si deve poterli dimenticare, quando sono molti,
e si deve avere la grande pazienza di aspettare che ritornino,
poiché i ricordi di per se stessi ancora non sono.
Solo quando divengono in noi sangue, sguardo e gesto,
senza nome e non più scindibili da noi,
solo allora può darsi che in una rarissima ora
sorga nel loro centro e ne esca
la prima parola di un verso.

Rainer Maria Rilke, “I quaderni di Malte Laurids Brigge”

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