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Archive for 26 dicembre 2012

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E’ di pochi giorni fa la notizia del “fidanzamento” ufficiale di un notissimo imprenditore – un moderno regnante – che a molti, i più maliziosi, è parsa come tentativo di riabilitazione, un recupero pianificato d’immagine, offuscata negli ultimi anni da frequenti divagazioni di natura licenziosa. Ovviamente, chissà quanti altri autorevoli e facoltosi maschietti di mezza età, ed anche di terza, non più dotati di un certo dinamismo, di prestanza fisica, d’attrattiva estetica, pervasi spesso da smania di possesso – persino da delirio di onnipotenza – fanno leva sul proprio potere per rinverdire taluni sentimenti, per soddisfare certe pulsioni. C’est la vie.
Quello che mi chiedo, è perché mai certe femmine dovrebbero dannarsi l’anima per dissuaderli dall’infliggere ad esse una sequela di morbose e imbarazzanti attenzioni?
Ovviamente non mi riferisco a quelle femmine per le quali ricevere delle attenzioni non è affatto un supplizio, bensì una profonda gioia, una gratificazione, un ambito traguardo, né a quelle donne ferme e irreprensibili che si oppongono sempre e comunque, per mille buone ragioni, con un netto rifiuto. Mi riferisco, piuttosto, a quelle donne non superficiali, fatalmente attraenti, che non considerano, giustamente, fattore discriminate una – non esagerata – differenza d’età e che le adulazioni le subiscono in forma conflittuale, che rimangono perplesse, interdette, dubbiose, turbate. Sono queste le prede più allettanti, quelle che stimolano maggiormente l’istinto di conquista del nobile seduttore, del sovrano che mira al trionfo più appagante: assoggettare, dominare, ammansire. D’altra parte non è facile resistere in modo deciso e irrevocabile ad un moderno imperatore, spigliatamente gaudente, al quale vengono universalmente riconosciute doti di genialità, intraprendenza, intelligenza, simpatia, gentilezza.
Le ragioni per contrastare l’assalto, o quanto meno per rendere una valutazione quanto più neutra possibile, sono difficili da trovare di fronte ad argomenti forti e convincenti, alla proposta di un ruolo di agiata concubina o all’offerta di una vasta visibilità – alla realizzazione di un sogno -.
Al tempo stesso, però, un dominante non si accontenta di rivolgere le sue attenzioni a soggetti le cui ragioni si riducono semplicemente all’appagamento di un fisiologico narcisismo o un diffuso desiderio d’affermazione, non sostenuto da un profondo coinvolgimento amoroso, persino da una dipendenza psicologica, da una venerazione. E’ il minimo che si possa pretendere, dopo aver impegnato così tante risorse.
Concludo con un appello a voi fiere pretenziose, barcamenanti per contingenza. Sappiate che l’Italia è piena di femmine pragmatiche, tra una folta schiera di suddite disposte a recitare qualsiasi ruolo, da attrici navigate. Lasciate a loro il posto, sia che la sorte vi costringa a pagare per qualche errore di gioventù, sia che vi neghi, con i vostri soli mezzi, la soddisfazione di una legittima realizzazione, sia che siate le persone più tranquille di questo mondo.
A questo punto qualcuno potrebbe obiettare, data la mia dubbia irreprensibilità, che io non sia la persona più adatta a lanciare certi sermoni. Beh! In tal caso rispondo che io non solo non sono un imperatore ma neanche un cardinale, e neppure comandante delle guardie a cavallo. Forse un poeta, sicuramente: un umile, onesto e rispettoso sognatore.

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Oggi, ogni tanto, voltandomi indietro, ripenso alla mia vita come un lungo discorso che ho ascoltato. La retorica a volte è originale, a volte piacevole, a volte inconsistente (il discorso dell’incognito) a volte maniacale, a volte pratica, a volte come l’improvvisa puntura di un ago, e io l’ascolto da tempo immemorabile: come pensare, come non pensare, come comportarsi, come non comportarsi, chi detestare e chi ammirare, cos’abbracciare e quando scappare, cos’è entusiasmante, cos’è massacrante, cos’è lodevole, cos’è superficiale, cos’è sinistro, cos’è schifoso, e come restare un’anima pura. Si direbbe che parlare con me non sia un ostacolo per nessuno. Questa forse è una conseguenza del mio essere andato in giro per anni con l’aria di chi aveva un gran bisogno che qualcuno gli rivolgesse la parola. Ma qualunque ne sia la ragione, il libro della mia vita è un libro di voci. Quando mi chiedo come sono arrivato dove sono, la risposta mi sorprende: “Ascoltando”.

Philip Roth, “Ho sposato un comunista”

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