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Archive for 13 dicembre 2012

CANI-RANDAGI

Vi riporto il significato del termine “razza” estrapolato dalla rete.
“Esseri viventi appartenenti alla stessa specie possono dar luogo ad incroci o ibridi con capacità riproduttive immutate. Il termine non è utilizzato in biologia per la classificazione tassonomica.”
Per classificazione tassonomica si intende, in biologia, l’ordine di classificazione di qualunque essere vivente secondo l’appartenenza alle seguenti suddivisioni: regno, tipo (phylum), classe, ordine, famiglia, genere, specie, sottospecie e via dicendo. Questa classificazione non comprende il termine razza semplicemente perché non è biologicamente naturale.
Tale termine viene usato esclusivamente in zootecnia e si applica soltanto agli animali domesticati: cani, gatti, cavalli ed altri animali da reddito o da compagnia.
Il termine razza, quindi, fa riferimento a popolazioni selezionate di animali, per esempio: razze equine, bovine, ovine, suine, canine, feline, costituenti varietà prodotte artificialmente al fine di conservare determinati standard.
E’ chiaro quindi che, grazie alla più potente, devastante e inarrestabile forza di contrasto di qualunque processo naturale: la mano dell’uomo, un gruppo “eletto” di specie mammifere, esiguo come tipologia ma non numericamente, ha potuto godere, suo malgrado, dell’immenso privilegio di costituirsi, in modo manipolato, in “razze”.
Tutto è cominciato nel tardo Paleolitico (30.000 a.c. circa) quando l’uomo ha cominciato ad osservare il comportamento degli animali.
Osservare il comportamento degli animali, per i trogloditi del tempo, non significava necessariamente un intento analitico per scopi scientifici. Non tutti erano ispirati da sani propositi. Molti di essi, un po’ per la scarsa avvenenza e docilità delle loro compagne, ma ancor più per la loro spossatezza (sali e scendi tutto il giorno da quelle benedette palafitte), ricorrevano ad ogni mezzo, pur di “possedere” un animale domestico: una morbida e mansueta capretta, ad esempio.
Successivamente allo studio è iniziata la cattura, la reclusione in recinti, l’allevamento, la selezione delle specie, l’ibridazione, e in ultimo (la ciliegina): la selezione in razze.
Indovinate chi sono stati i primi fortunati? I cani (che culo!). Poi sono arrivati gli erbivori e gli onnivori. L’attenzione era rivolta quasi esclusivamente verso animali di peso superiore ai 40-50 kg. Tra i grossi animali, però, nessun carnivoro si è lasciato addomesticare. Domare si, senza mutare la loro natura originaria però.
Le specie di mammiferi che si suppone siano state analizzate e studiate dai nostri avi, sono state circa 70. L’uomo ha tentato di domesticarle tutte, ma solo su 14 di esse ha avuto successo, la maggior parte si sono dimostrate refrattarie. Tra queste la zebra che costituisce il più illustre rompicapo (più avanti vi spiegherò cos’ha rischiato). Si tratta di un equino erbivoro in tutto simile ai suoi parenti prossimi, l’asino e il cavallo, eppure ogni tentativo di addomesticarlo si è rivelato infruttuoso, dalla preistoria a oggi.
Riguardo all’uomo, la comunità scientifica ha fatto un’eccezione, ha dosato molto il termine “razza”, specialmente negli ultimi anni. E’ praticamente scomparso dalla terminologia scientifica, sia in antropologia biologica che in genetica umana.
Quelle che in passato erano comunemente definite “razze”, come la bianca, la negra o l’asiatica, sono oggi definite “tipi umani”, “etnie” o “popolazioni”, a seconda dell’ambito sociologico, antropologico o genetico nel quale esse vengono considerate. Apprezziamo la sensibilità e torniamo agli animali.
Tralasciamo per motivi di spazio le razze bovine, ovine e suine. L’opportunità della loro selezione in funzione di specifiche richieste, più che altro per esigenze produttive, è anche giustificabile, ciò che è opinabile, invece, e quanto segue, estratto da un autorevolissimo sito, riferito al cane ma che potrebbe valere anche per il gatto:
“Attualmente tra tutti gli animali che abitano il nostro pianeta sono conosciute ben 4236 specie di mammiferi e tra queste numerose sono quelle domesticate, tuttavia una sola tra tutte ha avuto l’importante onore di venire elevata al rango di migliore amico dell’uomo: il cane. (non aspettava altro).
Come l’incontro tra gli esseri umani e i progenitori dei cani domestici sia potuto avvenire è difficile a immaginarsi, tuttavia è estremamente evidente come la nuova specie del Canis familiaris, col tempo, abbia subito una gigantesca pressione selettiva (evviva l’onestà) che, mossa da motori diversi (che eufemismo), è arrivata a creare razze estremamente diverse tra loro, sia sul piano morfologico che su quello comportamentale.”
Peccato che di questi motori diversi, nel corso degli anni, l’uomo ne abbia perso un pò il controllo, intendo il fenomeno del randagismo oppure la selezione di vere e proprie fiere sanguinarie per gli scopi più criminosi, ed altri spiacevoli effetti collaterali, alcuni a grave danno di altre specie, come l’ibridazione del Dingo Australiano.
Premesso che tutti gli esseri viventi devono poter godere del medesimo diritto alla vita e alla riproduzione (tranne le zanzare, per quanto mi riguarda), è innegabile che di fronte a certi prodigi si è arresa anche la natura. Sto parlando della stravaganza e della disomogeneità di certi meticci, anche se sulle specie d’allevamento ci sarebbe da tanto da dire. Innanzitutto bisognerebbe informare i rispettivi padroni sulla loro provenienza, con quali manipolazioni si è giunti a quell’esemplare. Spiegare, ad esempio, che tra gli antenati dell’Alaskan Malamute ed i Siberian Husky, probabilmente sono stati introdotti geneticamente i lupi.
A me è capitato a volte di fare jogging tra i boschi e di trovarmi all’improvviso di fronte una ventina di folletti a quattro zampe e di paralizzarmi, non tanto per la paura, piuttosto per il dubbio di essere stato colto da allucinazione ipoglicemica. Tra l’esemplare più piccolo e quello più grande, indipendentemente dal colore e dalla fisionomia, c’era un rapporto in dimensioni pari a 1 a 30, unico caso tra le specie viventi. Per i gatti il discorso, riferito alla stravaganza di taluni esemplari, non cambia di molto. Ho visto dei gatti castrati intenzionalmente, rimpinzati di ormoni, che sembravano dei ghepardi.
Concludo con la zebra. Provate solo un istante ad immaginare (ho già i brividi) cosa avremmo visto gareggiare nei nostri ippodromi o zebrodromi, se quest’animale si fosse fatto ammansire, se avesse ceduto alle nostre avances. Avremmo ammirato nell’ordine: la razza “pied de poule”, quella “a scacchi”, la “spigata”, quella “a poins” e la più nobile di tutte, la zebra “Principe di Galles”.

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