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Archive for 3 dicembre 2012

«Un amico fedele è un balsamo nella vita, è la più sicura protezione. Potrai raccogliere tesori d’ogni genere, ma nulla vale quanto un amico sincero. Al solo vederlo, l’amico suscita nel cuore una gioia che si diffonde in tutto l’essere. Con lui si vive una unione profonda che dona all’animo una gioia inesprimibile. Il suo ricordo ridesta la nostra mente e la libera da molte preoccupazioni. Queste parole hanno senso solo per chi ha un vero amico, per chi, pur incontrandolo tutti i giorni, non ne avrebbe mai abbastanza».
(S. Giovanni Crisostomo)

Ognuno di noi, chi più chi meno, ha un’idea chiara ed attendibile di cosa sia l’amicizia. Al tempo stesso è evidente a tutti che di questo termine se ne fa spesso un uso improprio. Penso che il sostantivo “amicizia” sia in assoluto uno dei più abusati (vedi facebook).
Detto ciò, credo che, esaminando quelli che sono i requisiti essenziali che determinano la genesi ed il sostentamento di questo profondissimo ed ineguagliabile legame, alcune persone autosufficienti che nella vita hanno sempre creato le condizioni per non dipendere da nessuno, chiudendosi in rigorosa solitudine nei momenti bui, per poi aprirsi solo nei momenti di serenità e spensieratezza, non godono appieno di questo bene e al tempo stesso non lo contraccambiano correttamente. Suppongo che ciò sia causato essenzialmente da due errate convinzioni.
La prima è quella di considerare un grave disagio, per le persone che ci circondano, metterle al corrente dei nostri affanni, invocare loro aiuto, persino la semplice solidarietà. Questa è una forma di riguardo inopportuna e non richiesta in amicizia. Chi si attiene ad essa, commette l’errore di porre sullo stesso livello parenti, conoscenti e amici, senza alcuna distinzione. L’amicizia vera si fonda soprattutto sul sostegno reciproco.
Il secondo equivoco, invece, è causato dal senso di superiorità in se stessi, dall’orgoglio, non necessariamente smodato, nel senso della superbia. Questo porta a credere che nessun altro, oltre se stesso, sia in grado di suggerire una soluzione adeguata ai propri problemi, e quando la risposta adeguata non la si trova autonomamente, un caso frequentissimo, e al tempo stesso non la si cerca negli altri, si finisce in un vicolo cieco, in una condizione di stallo. Inoltre, vi è un altro aspetto dell’orgoglio che mina qualunque rapporto d’amicizia: la tendenza a nascondere le proprie debolezze, i propri limiti, a tutto discapito della sincerità.
Ovviamente, qualunque disposizione dell’animo umano è fatta di mille sfumature, senza alcuna soluzione di continuità. Si può essere perfettamente conformi ad una certa tipologia di carattere oppure, semplicemente, non essere immuni da certe tendenze.
Non mi dilungo su quest’aspetto, esistono figure professionali preposte alla classificazione esatta e allo studio di qualunque tratto della psiche umana.
Per quanto riguarda me, trovandomi sempre nel mezzo di tutte le cose: né carne né pesce, nessun eccesso (una normalità sconcertante), ritengo di non essere anch’io, come tanti, immune da certe tendenze. A dire il vero, io credo di non essere immune da qualunque tendenza, escluse, naturalmente, quelle più estreme.
Fatta questa premessa, io, che ho sempre avuto la predisposizione ad ascoltare chiunque, mi trovo, per un motivo per un altro, in questo preciso istante della mia vita, a non vivere materialmente un solo rapporto di amicizia che si possa definire tale, vero, assoluto, incondizionato, che soddisfi, cioè, di tutti i requisiti richiesti, indispensabili per sua sussistenza. Sarei nel guado completo se non ci foste voi, per quanto immateriali siate e per quanto possa io farvi partecipi dei miei tormenti.
Questo mi induce a pensare che non tutti i rapporti di dipendenza tra esseri umani sottintendono una costrizione, una limitazione.
Quando si ha la netta consapevolezza di aver trovato un amico vero, bisogna tenerselo stretto, saldarsi a lui, creare dipendenza, forse ancor più del partner. Un amico è per sempre ….

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