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Archive for 20 novembre 2012

Come si fa?

“Per trasmettere la felicità bisogna essere felici. Per trasmettere il dolore bisogna essere felici”
Roberto Benigni, “La tigre e la neve”

Questo straordinario artista è riuscito a sintetizzare, a parer mio, lo spirito che anima, o che dovrebbe animare, tanta gente che offre emozioni attraverso la parola scritta, compresi noi gente normale o dilettanti senza alcuna velleità.
Comunicare felicità, per chi è ispirato da sentimenti di gioia e vitalità, non è difficilissimo, tanto più se è innamorato in ogni senso. Meno agevole è trasmettere positività per chi è malinconico. In questo caso, si tratta di un intento molto ammirevole, lo sottolinea anche Kahlil Gibran: “Come é nobile chi, col cuore triste, vuol cantare ugualmente un canto felice, tra cuori felici”.
Quello che io trovo estremamente impegnativo e a tratti inspiegabile, invece, è infondere angoscia e dolore, non tanto quando si è “tristi e taciturni con esuberanza”, riprendendo Benigni, piuttosto quando si è afflitti da vera e propria inquietudine, da depressione.
Molte poesie che leggo qui su WP, molti articoli, riflessioni, testimonianze, intime confessioni, producono un impatto emotivo notevole, sono scritti sublimi e struggenti, e lo sono senza che traspaia un minimo sentimento di rivalsa, di speranza.
A volte mi chiedo: come fanno alcuni a lanciare dei richiami disperati con estrema raffinatezza e applicazione? Parlo di sentimenti autentici e reali, non di espedienti romantici o abili artifici letterari.
Come si fa a declamare con continuità il proprio disagio senza avvertire fatica e sfinimento, senza frasi prendere dallo sconforto, e magari ricorrere ad una pausa, senza necessariamente giungere all’estrema soluzione di mandare tutto al diavolo?
Viene il sospetto, a volte, che ci sia qualcosa sotto che vada oltre la semplice richiesta di solidarietà, di conforto, di un parere, un’opinione, un suggerimento …. boh!
Non sarà che siano tutti seguaci di Virgilio e abbiano tutti letto l’Eneide, in quel passaggio che fa: “Sunt lacrimae rerum et mentem mortalia tangunt” – sono le lacrime delle cose che toccano la mente dei mortali?

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I miei 5 tautogrammi

Ahimè!

Anàfore, antìtesi, antìfrasi.
Avessi appreso acerbo antiche arti,
attento ad affrontare ardui argomenti,
avrei acquistato assensi, abilità,
aria armoniosa, allegra.
Alterno adesso adulto, ambiguamente:
afoni abbozzi, astrusi affetti,
albe angoscianti, ansiose attese.

Agogno ancora allievo anse animate,
ad auliche astrazioni accompagnate.

 

Dado

Dado dannato,
destino disumano.
Da diciassette dinari
divennero duemila.
Dovetti dar danaro,
dimora, dignità.
Dai debiti disfatto,
divenni disonesto,
depresso, disperato.
Distrutto dal dileggio.

Desidero dormire,
digiuno da due dì.
Dimmi Dionisio,
divinità dei doni,
denoto deficienza?
< Dipende! >

 

Mannaggia!

Mi manchi,
musa maledetta,
madre misericordiosa,
magnifico miraggio.
Mi manchi,
mostruosamente.
Mille mutamenti
mi molestano,
mille meste melodie.
Meschino morirò
miseramente
ma mai mitigherò
magici martiri.

 

Se

Se sempre sortissi saggezza
sopprimendo sussulti smodati.
Se soltanto sapessi spezzare
subdole stringhe,
sospirerei sereno scambi sublimi.
Su spiagge soleggiate saggerei
sesso salmastro.
Stupidi sogni stereotipati?
Sorrido sarcastico
… sprezzante.

 

Tremito

Tremito tagliente,
tipicamente tara,
tradisce titubanza,
ti toglie trasparenza,
tranquilla tolleranza.
Trascina timoroso
tenue, timido tormento:
Tommaso! Ti temo.
Tatiana! Ti tocco.

 

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