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Archive for ottobre 2012

Per l’occasione…

La Tana

L’Antologia di Spoon River è una raccolta di poesie che il poeta americano Edgar Lee Masters pubblicò tra il 1914 e il 1915 sul “Mirror” di St. Louis. Ogni poesia racconta, in forma di epitaffio, la vita di una delle persone sepolte nel cimitero di un piccolo paesino della provincia americana.
La prima edizione della raccolta pubblicata nell’aprile del 1915 contava 213 epigrafi diventati poi 244 più La Collina nella versione definitiva del 1916. La raccolta comprende diciannove storie che coinvolgono un totale di 248 personaggi che coprono praticamente tutte le categorie e i mestieri umani. Masters si proponeva di descrivere la vita umana raccontando le vicende di un microcosmo: il paesino di Spoon River.
In realtà, Masters si ispirò a personaggi veramente esistiti nei paesini di Lewistown e Petersburg, vicino a Springfield nell’Illinois e infatti molte delle persone a cui le poesie erano ispirate, che erano ancora vive, si…

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Vi siete mai posti questa domanda: perché le coppie più famose e facoltose si separano con maggiore frequenza? Perché la fedeltà e la costanza in amore non sono una prerogativa dei Vip? Aggiungo che faccio rifermento a dati statisticamente accertati.
Se non vi siete mai posti questo quesito, potete tranquillamente tornare alla vostra homepage a controllare se ci sono nuovi post dei vostri following. Diversamente vi sarei grato se mi faceste partecipe del vostro pensiero in proposito, poiché, a parer mio, l’argomento non è da considerarsi del tutto insignificante.
Partiamo da una prima considerazione che riguarda il tenore di vita di questi poveri sfigati.
Un Vip medio, non necessariamente una star di prim’ordine, rispetto a un medio/borghese, dispone di risorse economiche in quantità smisurate. Una disponibilità tale da consentirgli di intrattenere scambi interpersonali in qualunque ambito e sostenere tali relazioni con una frequenza pressoché illimitata. In poche parole: di cazzeggiare con chi gli pare e piace e in qualunque momento, consapevole, tra l’altro, delle proprie attrattive.
Già questa condizione, sostenuta dal noto proverbio: l’occasione fa l’uomo ladro, potrebbe di per se giustificare dei frequenti cambiamenti, esercitati il più delle volte, con disinvoltura e spregiudicatezza, favorendo, quindi, una concezione più libertina ed indipendente della vita in generale. D’altra parte un bombo attempato o un’ape allegra, sempre alla ricerca del nettare migliore, imperversa in qualunque contesto, tanto più se la sorte offre loro un vasto assortimento floreale.
Detto questo, comunque, mi è difficile pensare che tali individui siano motivati solo ed esclusivamente da una ricerca continua di nuove emozioni, di nuovi innamoramenti: la spinta propulsiva più potente in natura. E’ più plausibile immaginare che, grazie ad un maggior numero di scambi relazionali, aumentino notevolmente le probabilità d’incontrare persone più conformi alle proprie aspettative.
Alzi la mano chi, pur avendo giurato eterna fedeltà al proprio partner, nel corso della propria esistenza, incrociando sul proprio cammino altre anime più affini e appassionanti, non sia stato sfiorato da un benché minimo dubbio; il più delle volte immediatamente represso per ragioni d’ogni genere: sensi di colpa, questioni morali o la semplice incapacità di far fronte a degli esborsi notevoli.
Per un Vip, invece, far fronte a delle spese, anche se rilevanti, non è ovviamente un problema, come non lo è placare, grazie a un congruo risarcimento, anche il risentimento più radicato, col conseguente ridimensionamento del proprio senso di colpa indotto.
Per quanto concerne le ragioni etico-religiose, non è detto che ad un Vip, nella remota eventualità che ne avvertisse il bisogno, venga negato in modo indiscriminato il sacramento della comunione. Questi veti inviolabili si riservano solo ai poveracci.
Concludendo, sapete chi è la persona da ammirare più di qualunque altra? E’ quel Vip, che pur conducendo una vita da milionario, pur pressato da incessanti ed allettanti tentazioni, rimane costantemente una persona umile, fedele e irreprensibile: un clochard nell’anima, al contrario di quelli come me, che si sentono Vip nell’anima e conducono una vita da clochard.

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«Per la prima volta nella sua vita, Alba sentì il bisogno di essere bella e rimpianse che nessuna delle splendide donne della sua famiglia le avesse lasciato in eredità i suoi attributi, e l’unica che l’aveva fatto, la bella Rosa, le aveva dato solo una sfumatura d’alga marina ai suoi capelli, che, se non era accompagnata da tutto il resto, sembrava piuttosto un errore del parrucchiere. Quando Miguel indovinò la sua inquietudine, la portò per mano fino al grande specchio veneziano che ornava un angolo della camera segreta; tolse la polvere dal vetro incrinato e poi accese tutte le candele che aveva e gliele mise intorno. Lei si rimirò nei mille frammenti dello specchio. La sua pelle, illuminata dalle candele, aveva il colore irreale delle figure di cera. Miguel cominciò ad accarezzarla e lei vide trasformarsi il suo volto nel caleidoscopio dello specchio e convenne infine che lei era la più bella dell’universo, perché aveva potuto vedersi con gli occhi con cui la vedeva Miguel».

Isabel Allende, “La casa degli spiriti”

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Coscienza

Non contate su quest’uomo,
è alla deriva.
Non può esservi d’aiuto.
Non trarrebbe in salvo un cane
dalle asprezze dell’oblio.
E’ confuso, inaridito,
stanco, apatico,
stizzoso.
Non ha più immaginazione.
Oggi c’è,
… domani forse.
M’ha rivolto una domanda,
mulinando la sua scure di cartone:
“E’ davvero più opprimente
della morte l’abbandono?”
Inquietante un tale dubbio,
come un lugubre presagio.
Oltre il caos: rassegnazione.
Quest’immobile mutante
è davvero un rompicapo.
Mi trascina in calle oscure.
Spero ponga fine al tutto:
pianti,
moti,
mire,
pene
e una lirica smodata

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Mia adorata Juliette, quante volte ho sostenuto le vostre ragioni. Mai ho preteso forzatamente la vostra vicinanza. Ho sempre dominato ogni mio istinto e mi sono sempre accontentato di tutto ciò che spontaneamente e in pena libertà mi avete offerto: sospiri appassionati e dolci labbra. Di questo dovete darmene atto.

– Certo che ve ne do atto Adrien, così come dovete dare atto a me che oltre a sospiri appassionati e dolci labbra vi ho offerto qualcosa di più significativo, nonostante sia impedita dal terrore; dalla paura ci scoprano –

Io comprendo i vostri timori, madame, sappiatelo, sebbene a volte appaiano assai poco giustificati, ma questo rende ancora più prezioso quel gesto temerario.
Io benedico il cielo tutte le volte, e mai così incantevole mi pare l’origine del mondo.

– Caro Adrien, siete davvero originale. L’unica persona capace di farmi sorridere di gusto. Gustave Courbet potrebbe però trovare ingiusto un tale accostamento –

Se Gustave Courbet avesse avuto voi come modella, oltre all’origine del mondo ne avrebbe dipinto certo anche la fine.

– Voi mi viziate, Adrien, con queste assidue adulazioni. Ormai non posso più farne a meno. Io non mi sono mai sentita così desiderata e questo è frutto della vostra abilità –

Tra poco scoprirete che sono abile anche a ferire.
Io apprezzo la sincerità e la spontaneità con la quale mi parlate senza alcuna reticenza. Ho sempre auspicato un tale spirito e farò in modo che mai nulla al mondo potrà reprimervi.
Voi vi unite carnalmente con vostro marito, madama Juliette, per vostra ammissione, e lo fate per costrizione, proprio quando non potete più sottrarvi alle sue incalzanti richieste, perché di vostra iniziativa ne fareste volentieri a meno … giusto?

– Giustissimo, Adrien, dovete crederci –

Ed io ci credo. Quindi l’amplesso accade di rado e il tutto potrebbe intendersi come il semplice adempimento di un dovere coniugale, estorto con ricatto, aggiungo io. Perché di tale meschinità ormai si tratta.
Io ho in mente le vostre lamentele, madame, di come, a fronte di un legittimo rifiuto, il vostro carceriere s’inquieta.

– E trascura per dispetto anche i bambini. Voi sapete per me cosa vuol dire. Io miro alla loro serenità prima di tutto –

Questo lo capisco, mia adorata, ma è giusto che conosciate anche le mie ragioni.
Nonostante i vostri inviti a non pensarci, mi procura turbamento che quell’uomo vi possegga. Voi obietterete che la cosa non dovrebbe angustiarmi perché quando decideste di sposarlo, non faceste tale scelta a mio discapito. Io ancora non c’ero.

– Ben diverso sarebbe stato il nostro destino, Adrien, se vi avessi incontrato prima –

E ben diverso anche il futuro, ma di questo nulla è noto … forse: scritto.
Quel che è certo è che ogni volta che quel rozzo vi ghermisce, e gode indisturbato delle vostre splendide fattezze, mi apparite meno pura: contagiata.

– Finiamola questa farsa, Adriano, e dimmi al posto mio tu che faresti –

Me l’aspettavo questa domanda, Giulia, ma con te non posso esprimermi in modo obiettivo, e anche se volessi, se mi sforzassi di pensare al femminile, con te non sarebbe sufficiente. Io nel corso degli anni mi sono fatto una certa idea sulle donne – quelle normali, senza vizi estremi – sui loro processi mentali, di quanto più complessi e suscettibili siano rispetto a quelli maschili. Ho sempre creduto che certe situazioni un po’ forzate, costrette, o semplicemente non ottimali, condizionassero sensibilmente il loro grado di coinvolgimento, la loro spontaneità. Che inibissero, quindi, qualunque slancio, soprattutto di natura sessuale.  Nel tuo caso, invece, quando tu scopi con quell’essere, e lo fai senza passione, almeno spero, avviene qualcosa che per me è incomprensibile, ed è l’unica cosa che davvero mi arrovella.

– E sarebbe? –

Che raggiungi l’orgasmo.

 – Ah! tesoro mio, non posso farne a meno, altrimenti s’inquieta e mi tormenta –

Certe cose non dipendono dalla nostra volontà a meno che non assuma il comando del cervello qualcosa che s’infiamma tra le gambe.

luporenna, “Il tempio dei sospiri”

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I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. […]
I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali. […]
La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell’amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell’Italia d’oggi, fa tutt’uno con l’occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano. Ecco perché gli altri partiti possono provare d’essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche. (Enrico Berlinguer – 1981)

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Capita anche a voi di avvertire una leggerissima apprensione un attimo dopo aver pubblicato un articolo? A volte succede anche dopo avere inviato un semplice commento. Ovviamente non è come affrontare un esame. E’ ben diverso dal mettersi alla prova in senso stretto, con tutti gli inquietanti interrogativi che ne conseguono. Tutto si svolge con naturalezza, leggerezza e soprattutto con il piacere di dialogare con persone straordinarie.
Consentitemi questa ruffianeria: io vi trovo, chi per una sfumatura chi per un’altra, delle persone piacevolissime, meravigliose, di grande spessore, sia umano che culturale.
Tornando all’argomento, quella che nasce è la semplice curiosità di sapere come vengono interpretati alcuni concetti, alcuni pensieri, la scelta di certi argomenti e cosa essi suscitano. Se dalle parole traspare in forma corretta il sentimento, felice o triste che sia, che anima chi scrive in quel preciso istante. Oppure se, nonostante i suoi sforzi, non riesca comunque a mascherare alcune tendenze poco lodevoli. Nel mio caso, ad esempio, di evitare di apparire sempre e comunque: patetico. Un rischio per me frequentissimo. Molto meglio, comunque, che subdolo lumacone o addirittura: vecchio rattuso.
Chiudo l’articolo con il proposito, per il futuro, di trattare sempre meno questi aspetti teorici.
E’ un po’ come chi, in campo fotografico, cura prevalentemente i temi tecnici, esprimendosi in termini di ottiche, aberrazioni prospettiche, profondità di campo, e poi di creatività artistica: nemmeno l’ombra

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Molte di voi lo conosceranno già, è un discorso autorevole che parla di un “guaio”. Un malumore molto simile lo provo anch’io.
A te donna che non lo conosci, e vivi questa sventura, forse puoi trovare una risposta. Io purtroppo no, ma posso comprenderti … in assoluto silenzio.

“… le donne hanno la cattiva abitudine di cascare ogni tanto in un pozzo, di lasciarsi prendere da una tremenda malinconia e affogarci dentro, e annaspare per tornare  a galla: questo è il vero guaio delle donne. Le donne spesso si vergognano di avere questo guaio, e fingono di non avere guai e di essere energiche e libere, e camminano a passi fermi per le strade con grandi cappelli e bei vestiti e bocche dipinte e un’aria volitiva e sprezzante; ma a me non è mai successo di incontrare una donna senza scoprire dopo un poco in lei qualcosa di dolente e pietoso che non c’è negli uomini, un continuo pericolo di cascare in un gran pozzo oscuro, qualcosa che proviene proprio dal temperamento femminile e forse da una secolare tradizione di soggezione  e schiavitù che non sarà tanto facile vincere”

Natalia Ginzburg, “Discorso sulle donne: un carteggio epistolare con Alba de Cèspedes”.

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“Se siamo fortunati, non importa se scrittori o lettori, finiremo l’ultimo paio di righe di un racconto e ce ne resteremo seduti un momento o due in silenzio. Idealmente, ci metteremo a riflettere su quello che abbiamo appena scritto o letto; magari il nostro cuore e la nostra mente avranno fatto un piccolo passo in avanti rispetto a dove erano prima. La temperatura del corpo sarà salita, o scesa, di un grado. Poi, dopo aver ripreso a respirare regolarmente, ci ricomporremo, non importa se scrittori o lettori, ci alzeremo e, “creature di sangue caldo e nervi”, come dice un personaggio di Cechov, passeremo alla nostra prossima occupazione: la vita. Sempre la vita.”

Raymond Carver

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