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Archive for agosto 2012

Esimio imprenditore,
è da tempo che avrei voluto dirglielo, da quando tempo fa lei ha avanzato una proposta ad una sua giovane subalterna. Non so se lei leggerà mai questa lettera, probabilmente no ma allo stesso tempo è presumibile che venga letta da qualche suo pari.
Ho pensato molto a questa faccenda, che mi ha toccato personalmente. A questa storia nella quale lei, pur non esercitando alcuna violenza fisica, nella formulazione della sua proposta, in funzione di quanto ha offerto, non tralasciando la sua sfrontatezza, ha inconfutabilmente fatto leva sulla sua posizione predominante. Quanto avvenuto in seguito, poi, certe sue mirate disposizioni punitive, hanno inequivocabilmente evidenziato un intento ricattatorio. Tengo a precisarle, dal momento che la padronanza della lingua italiana non è una prerogativa correlata alla condizione sociale di un individuo, che ricattare vuol dire essenzialmente: estorcere a qualcuno denaro, favori, vantaggi con la minaccia, manifesta o sottintesa, di azioni che lo danneggino.
Proseguendo.
E’ risaputo da millenni che in certi ambienti, quali il suo, in funzione del potere del quale dispone un uomo ricco, è consuetudine diffusa ritenere legittimo imporre la propria volontà su chicchessia, così come è risaputo, d’altro canto, che il mondo è popolato da femmine che offrono qualunque tipo di prestazione in cambio d’offerte vantaggiose, posizioni di prestigio o semplici ricchezze.
Premesso ciò, diciamo che un’iniziativa pari alla sua, ove non si palesino gravi violazioni del codice penale, potrebbe, per certi versi, considerarsi anche ammissibile, tanto più se a provarci con le donne s’azzardano anche i morti di fame o semplicemente chi il potere non ce l’ha: soggetti animati da illegittime ambizioni, tipo il sottoscritto.
Ciò che è condannabile, a parer mio, oltre ai preconcetti, ai modi, alle premesse sommarie secondo le quali le donne sono: a) tutte puttane perché tutto ha un prezzo; b) tutte zoccole perché questa è la loro natura, è il modo scomposto con il quale si reagisce ad un imprevedibile ed inammissibile rifiuto.
Quello che caratterizza una persona saggia, civile e responsabile, molto meno rara tra i comuni mortali, non è reprimere incondizionatamente le proprie pulsioni, bensì porsi o proporsi nei confronti del prossimo in modo umile, umano e rispettoso. Saper accettare rifiuti che non rappresentano né sconfitte né fallimenti né affronti, ed ancor più riuscire a comprendere che esiste un universo di femmine disposte a negarsi totalmente anche in cambio della luna o a concedersi fino all’ultima molecola solo in cambio d’un sorriso, d’uno sguardo … o anche solo per amore.

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Se dici qualcosa che non offende nessuno, non hai detto niente. Oscar Wilde

L’esercizio della verità: una pratica lunga e faticosa per troppe anime, me compreso. Quanto ammiro le persone che fanno di questo principio la loro filosofia di vita: dire tutto quello che passa loro per la mente nella forma più chiara e veritiera, senza alcun’incertezza. Quel timore che condanna anche Gesù rivolgendosi ai discepoli: “Non li temete dunque (i farisei), poiché non v’è nulla di nascosto che non debba essere rivelato e nulla di segreto che non debba essere conosciuto” (Matteo 10:26).
Tacere la verità non significa necessariamente dire il falso, comprende più che altro l’atto consueto ed “opportuno” dell’omertà.
Troppo spesso, nelle cose che dico e che scrivo (salvo quelle che penso, per fortuna) ricorro spesso, in forma ironica soprattutto, ad artifici, funambolismi, metafore, allegorie, doppi sensi, eufemismi e chi più ne ha più ne metta, non so più a che cavolo ricorrere certe volte, anche se, a dire il vero, ho acquisito una certa maestria: unica, invidiabile, da politico incallito.
Alcune poesie, ad esempio, non sono altro che espedienti per esprimere un pensiero elementare (tipicamente: un tormento) in forma criptata. Dei concetti compiuti, anche forti, potrebbero essere divulgati in una forma inequivocabile e diretta. Ma la poesia è poesia e va presa per quello che è: un lampo, uno schizzo, una pennellata … In quel caso la licenza artistica mi viene in soccorso; diventa un alibi incontestabile.
Che senso di profonda liberazione immagino provi ad esempio la mia amica Proserpina nel rivelare qualunque suo pensiero in forma libera e spontanea.
Tiro in ballo lei perché, tra le poche che conosco, appare ai miei occhi tra le più incondizionate e disinibite. Ed immagino che non viva nel terrore di essere individuata, nonostante si presenti sotto pseudonimo, come tanti. Altre preziosissime blogger invece, proprio come me, per un motivo o per un altro non credo che possano rendere pubblico qualunque loro pensiero, escludendo ragioni di riservatezza.
E’ un bene? E’ un male? … Boh! In ogni caso credo che si viva meglio nel proclamare quante più volte possibile, fino alla nausea, la propria verità. Quella che governa i nostri sogni, impegnandosi così a rendere la vita di tutti i giorni quanto più simile ad essi.
Prendete me, ad esempio, che per stanchezza, mancanza di stimoli o esageratissima prudenza, preferisco starmene spesso in silenzio, al massimo opto, come tipicamente accade a chi non sa prendersela con gli uomini, per qualche turpe imprecazione, qualche liberatorio: ma vaffanculoooo!! rivolto ai cani, ai gatti, alle piante, alla natura, persino alla mia auto (che mi venga un accidente se modifico quest’articolo, come a volte capita, e sostituisco quanto appena scritto con un: ma va al diavolo!!).
Ah! Quanto mi odio a volte per tutto ciò che avrei dovuto dire, legittimamente e non solo.
Concludo questa riflessione con un’intima confessione. E’ una rara eccezione che vi concedo. Può apparire un paradosso, in considerazione dell’immenso valore che per me ha la vita in generale (non quella che conduco), nonché una scandalosa provocazione, ma me ne strafotto, anzi, come dice Proserpina: me ne frego una beata ciolla!! che possa leggerla chiunque. Io non passa giorno, tranne rarissimi e purtroppo irripetibili momenti, che non sia pervaso dal pensiero costante e liberatorio del

 Ops!! è finito l’inchiostro.

 

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L’estate del 2012 la ricorderò pubblicamente come quella degli incendi e degli abbandoni.
A parer mio chi appicca incendi boschivi meriterebbe l’ergastolo.
Un reato contro il patrimonio naturale e paesaggistico, al pari di quello culturale, andrebbe considerato come uno tra i crimini più efferati, senza alcuna attenuante.
Pensate poi a chi abbandona gli animali.
Al mio secondo giorno di vacanza al Circeo, tornando dalla spiaggia, verso l’ora di pranzo, in prossimità di un cassonetto dell’immondizia, quello destinato alla raccolta dei rifiuti indifferenziati, ho sentito provenire dall’interno dei flebili miagolii. Cinque gattini, dall’età presumibile di una settimana, erano stati letteralmente buttati tra i rifiuti. Due erano già morti. Un terzo è sopravvissuto solo un giorno. Gli altri due, un maschio ed una femmina, dopo varie visite veterinarie e diversi giorni di terapia, si sono ripresi benissimo, non manifestano più alcuna sofferenza.
Spero che Ulisse ed Athena (quella bianca nella foto), dimentichino presto la loro traumatica venuta al mondo. Ne sono certo grazie soprattutto alle cure materne delle mie due figlie, consistite essenzialmente in costante pulizia, medicamenti e primolatte per gattini Bayer in minibiberon ogni 2/3 ore, giorno e NOTTEEE!!!

Normalmente augurare sventure o disgrazie ad altri esseri umani, nel caso specifico a coloro i quali hanno abbandonato senza alcuno scrupolo queste indifese bestiole, non è da considerarsi un’azione eticamente leale, ciò nonostante, soprattutto in considerazione del fatto che l’esercizio di pratiche iettatorie, specialmente laddove esse producano “fortunatamente” danno e/o dolo a persone o cose, di qualunque entità, persino funesta, non costituisce atto criminoso penalmente perseguibile data l’impossibilità dell’accertamento di responsabilità premeditata diretta, io una piccola preghierina, ovvero, una piccola richiesta d’intercessione presso entità celesti, l’ho lanciata.
Se le mie suppliche avranno esito o meno mi sarà difficile saperlo. Questo vale per quelle pubbliche. Per quelle private, invocate “nobilmente” in alternativa ad improbabili risoluzioni consensuali di contese intime estremamente complesse, il discorso è diverso. Un riscontro oggettivo sull’efficacia di quest’ultime estreme implorazioni mi sarà certamente noto. E’ solo questione di tempo e di “poteri”.
Morte tua vita mea, per l’appunto … o viceversa (a lungo andare poco cambia, salvo inattesi eventi (incontri) risolutori alternativi …. Chissa!! La speranza è l’ultima a morire).

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Cari amici, mi allontano per qualche giorno. E’ giunto il momento delle ferie anche per me. Da domenica, per una settimana, credo di non potermi collegare alla rete. Nel posto dove andrò sarà già una fortuna trovare l’acqua corrente e ancor più: l’energia elettrica. Questa premessa ha valore nella remota eventualità che qualcuno dovesse chiedersi che fine ha fatto luporenna. Per i più curiosi, sarò a San Felice Circeo: una via di mezzo tra le Seychelles e le sei celle … del carcere di Poggioreale.
Vi lascio in compagnia di questa magnifica esecuzione de le Variazioni Goldberg di Bach.

Secondo Forkel, il primo biografo di Bach, le Variazioni Goldberg sarebbero state commissionate a Bach da Hermann von Keyserlingk perché fossero suonate dal suo protetto, il quindicenne Johann Gottlieb Goldberg, per conciliargli il sonno. Proprio così!!!
E’ probabile che a qualcuno l’effetto lo produca, personalmente considero questa versione dell’immenso Glenn Gould qualcosa di straordinario, di supremo. E’ probabile che la sua prima esecuzione, del 1955, sia a tratti ancor più dinamica, ma vi assicuro che questa incisione del 1981 (un anno prima della sua scomparsa, a soli 50 anni) genera l’estasi, assoluta….
Chi è Glenn Gould? Vabbé … lasciamo perdere.
Voi comunque lanciate il brano e continuate tranquillamente a fare le vostre faccende. Non vi soffermate sui primi passaggi, sono un pò lenti, abbiate un pò di pazienza.

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Margherita

 

Non nasconde il suo leprotto
Margherita,
alla vista del gran capo.
Le è costato un bel da fare
preservarlo dagli scherni.

Per sua mamma è assai cresciuta,
nonostante quel peluche,
ma in segreto solo adesso
Margherita scopre il mondo,
quello vero e i suoi rovesci.

Ha promesso ogni dovere
a se stessa e al mondo intero,
con fierezza ed umiltà,
anche se, di tanto in tanto,
sola ai margini del bosco,
si rifugia col leprotto.
S’apre un velo
e spicca il volo.

 

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