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Archive for 12 luglio 2012

(Una mia umilissima dedica ad Edgar Lee Masters in onore della sua mitica Spoon River Anthology. Sperando che non si rivolti nella tomba…)

In paese la chiamavano Becky la furia,
l’erede di Bill Tott, l’allevatore.
Rebecca amava il canto ed i cavalli.
La conobbi all’ippodromo di Springfield,
e fu subito attrazione
tra Rebecca e la mia Wisper;
una splendida puledra razza Quarter.
Lei la volle ad ogni costo
e quel fiore melodioso mi convinse.
Non l’avrei mai abbandonata,
e mai lo feci.
Grazie a Wisper cominciammo a frequentarci,
e da cosa nacque cosa.
Fu davvero un grande amore,
invitto alle le umane ostilità
ma dove non intacca la lama dell’invidia
affonda il filo iniquo il fato avverso.
Come il lampo che scoccò senza preavviso,
tra Rebecca e la mia Wisper,
un crotalo interruppe la sua corsa.
Fu sbalzata da una sella,
perse l’uso delle gambe, d’ogni petalo, del canto.
Un giorno che fu sola,
le lessi tra le lacrime una supplica.
L’adagiai come una sposa sul tuo letto,
Spoon River,
e dei suoi polsi: sacro affluente.
Fui condannato e giustiziato.
Gratitudine rivolgo al giudice Arnett.
La sua pena fu la grazia;
sollevarmi dall’angoscia d’un suicidio,
da scomunica sicura.
Intercedete presso il Signore, anime pie,
perché accolga la mia istanza.
Forse un giorno, alla fine del mio dazio,
che sia pari a cento o mille dei supplizi già patiti,
mi ricongiungerò ad un’erica.

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Alle prime luci dell’alba, il rumore del camion della spazzatura riechèggiò nell’ampio androne. Il signor Taylor chiuse rapidamente il portone alle sue spalle e si avviò verso l’ascensore. Con un piccolo strattone vinse le ultime resistenze dell’animale, lo tirò verso di se e liberò le antine dell’angusta cabina.
In quei pochi secondi, fece giusto in tempo a darsi un’aggiustatina e tentare di rassicurare quella stupenda e impaurita bestiola.
Giunse al piano. Con la mano destra infilò la chiave nella toppa. Con la sinistra teneva ben serrate le mascelle della sua compagna. Un solo flebile belato avrebbe potuto insospettire gli anziani vicini.
Una volta all’interno libero la bocca di Nancy, uno stupendo esemplare di pecora Shetland. Afferrò il guinzaglio e si diresse verso la camera da letto. Giunto sulla soglia accese la luce.
Al centro del letto la signora Taylor, seduta a braccia conserte gli lanciò un’occhiata minacciosa.

< BRAVO!! THOMAS!! Complimenti per quest’ennesima trovata. Riesci sempre a stupirmi. Pretendo una spiegazione. >

E lui, con tono pacato ed impenitente:

“ Vedi, cara, questo è quel maiale che sono costretto a scoparmi tutte le volte che mi respingi”

< MA THOMAS!!! SEI IMPAZZITO? Non distingui più una pecora da un maiale?>

“ Stai zitta Sarah, non sto parlando con te.”

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