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Archive for 2 luglio 2012

Riprendo un mio recente post su Charles Bukowski che ho intitolato “Che vita sarebbe senza Bukowski”. Sento il dovere di integrare l’articolo con una piccola nota. Non vorrei essere catalogato frettolosamente come un suo seguace radicale, un edonista a tutti gli effetti (un minimo sospetto comincia a serpeggiare). Sappiate che io ho concluso una mia poesia con queste parole:

“animo angusto
colui che traduce
in unico moto
del fato la tela.”

ma è pur vero che :
“EXCUSATIO NON PETITA RECUSATIO MANIFESTA” (una giustificazione non richiesta rende nota una colpa, per chi non mastica il latino).
Comunque andiamo avanti.

Charles Bukowski ha indubbiamente vissuto una vita dissoluta. Non si può certo considerare un soggetto irreprensibile, un esempio di moralità, almeno secondo certi canoni universalmente stabiliti. Alcuni valori sono totalmente banditi dal suo vocabolario. Basta leggere alcune sue dichiarazioni come quella che segue:

“Il matrimonio, Dio, i figli, i parenti e il lavoro. Non ti rendi conto che qualsiasi idiota può vivere così e che la maggior parte lo fa?”

Ciò nonostante bisogna riconoscere che certi aspetti della sua frizzante creatività, del suo istinto ribelle, del suo anticonformismo, del suo amore per la libertà interiore hanno costituito un vero e proprio riferimento. Uno stimolo soprattutto per tanti artisti.
Ad esempio, chiunque voglia intraprendere la nobilissima carriera dello scrittore o del poeta (tipo il sottoscritto), secondo me non può fare a meno di sapere che c’è stato un genio assoluto che in merito a ciò ha scritto questo (è una mia riproposizione di una sua poesia):

E cosi vorresti fare lo scrittore

Se non ti esplode dentro a dispetto di tutto,
non farlo.
A meno che non ti venga dritto dal cuore
e dalla mente e dalla bocca e dalle viscere,
non farlo.
Se devi startene seduto per ore
a fissare lo schermo del computer,
o curvo sulla macchina da scrivere
alla ricerca delle parole,
non farlo.
Se lo fai per soldi o per fama,
non farlo.
Se lo fai perché vuoi delle donne nel letto,
non farlo.
Se devi startene lì a scrivere e riscrivere,
non farlo.
Se è già una fatica il solo pensiero di farlo,
non farlo.
Se stai cercando di scrivere come qualcun altro,
lascia perdere.
Se devi aspettare che ti esca come un ruggito,
allora aspetta pazientemente.
Se non ti esce mai come un ruggito,
fai qualcos’altro.
Se prima devi leggerlo a tua moglie
o alla tua ragazza o al tuo ragazzo
o ai tuoi genitori o comunque a qualcuno,
non sei pronto.
Non essere come tanti scrittori,
non essere come tutte quelle migliaia di
persone che si definiscono scrittori,
non essere monotono e noioso e pretenzioso,
non farti consumare dall’autocompiacimento.
Le biblioteche del mondo hanno sbadigliato
fino ad addormentarsi per tipi come te,
non aggiungerti a loro,
non farlo.
A meno che non ti esca dall’anima come un razzo,
a meno che lo star fermo non ti porti alla follia
o al suicidio o all’omicidio,
non farlo.
A meno che il sole dentro di te stia
bruciandoti le viscere,
non farlo.
Quando sarà veramente il momento,
e se sei predestinato, si farà da se
e continuerà finché tu morirai o morirà in te.
Non c’è altro modo,
e non c’è mai stato.

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