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Archive for marzo 2009

Roscoe Purkapile

Mi amava. Oh, come mi amava!
Non ebbi via di scampo,
dal primo giorno che mi vide.
Ma poi quando fummo sposati pensai
che poteva anche morire e lasciarmi libero,
o magari divorziare.
Ma poche muoiono, nessuna rinuncia.
Allora scappai via e me la spassai per un anno.
Ma lei non si lamentò mai.
Diceva che tutto si sarebbe risolto
che sarei tornato. E tornai.
Le raccontai che mentre facevo un giro in barca
ero stato catturato dalle parti di Van Buren Street
dai pirati del lago Michigan,
e tenuto in catene, così non avevo potuto scriverle.
Lei pianse e mi baciò, e disse che era crudele,
vergognoso, disumano!
Allora mi convinsi che il nostro matrimonio
era una grazia del cielo
e non poteva essere sciolto,
se non dalla morte.
Avevo ragione.

 

La signora Purkapile

Scappò e restò via per un anno.
Al ritorno mi raccontò quella storia idiota
che l’avevano preso i pirati del lago Michigan
e tenuto in catene, così non aveva potuto scrivermi.
Finsi di credergli, ma sapevo benissimo
cosa faceva, e che si vedeva con la modista,
la signora Williams, di tanto in tanto,
quando andava in città per acquisti, lei diceva.
Ma una promessa è una promessa
e il matrimonio è il matrimonio,
e per rispetto a me stessa
rifiutai di farmi attirare in un divorzio,
per gli intrighi di un marito che era solo stufo
del giuramento e dei doveri coniugali.

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L’edizione della sera del TG1 di domenica 8 marzo ha trasmesso, in esclusiva, immagini di una violenza inaudita (ho assistito personalmente al servizio).
In Kenya, alcuni componenti di una famiglia, accusati di stregoneria, sono stati aggrediti da un intero villaggio a colpi di calci pugni e bastonate.
Per diversi secondi si è assistito a questi ripetuti attacchi, a questa furia omicida. Il servizio si è concluso con la scena finale: il rogo sul quale erano state disposte le vittime ancora vive.
A questo punto verrebbe da chiedersi se sia giusto, per “diritto di cronaca”, indurre nel pubblico, benché preventivamente avvisato, incredulità, ripugnanza, avversione, rabbia (quanto avviene più o meno quotidianamente).
L’informazione è una materia estremamente complessa, e come tutti gli argomenti delicati richiede un’analisi attenta ed approfondita. Non è semplice stabilirne sempre la legittimità.
In linea di massima è giusto e formativo, venire a conoscenza, nel bene e nel male, di tutto ciò che accade nel mondo, senza alcuna censura. Altre volte è opportuno ricorrere ad una informazione filtrata, sommaria, che sensibilizzi comunque le coscienze, ma che risparmi alla gente dei veri e propri traumi.
Tutti sanno, ad esempio, che i cuccioli di foca vengono barbaramente massacrati da belve sanguinarie, ma vi assicuro che assistere alle scene della mattanza è assolutamente shoccante; suscita un senso di impotenza e rabbia senza eguali.
Potrei continuare con altri mille esempi, come le orrende immagini di mutilazioni (vedi le “Iene” della scorsa settimana) che hanno subito le popolazioni delle Sierra Leone durante il periodo della guerra civile (recente tra l’altro). Una guerra non mascherata da principi ideologico-religiosi, bensì spudoratamente pilotata da forti interessi economici, per la conquista di aree minerarie (diamanti per l’esattezza).
A questo punto, rimandando la discussione sull’aspetto specifico del diritto d’informazione ad altra puntata ed entrando più nel merito delle notizie, mi chiedo:
è possibile che nel 2009, con tanto di internet e globalizzazione si debba ancora assistere a persecuzioni contro la stregoneria?
E’ possibile che dei mercenari dalle sembianze umane possano procurare sofferenze fisiche estreme ad altri esseri viventi (umani o animali che siano), tali da far sembrare dignitose delle “banalissime” battaglie a colpi di proiettili al fosforo? (secondo il moderno principio che recita che più rapida ed indolore è la morte, più è dignitosa).
Non sarà che nell’indole umana, antropologicamente parlando, si nasconda un certo istinto di prevaricazione e/o un’innata dose di aggressività e sadismo, retaggio di chissà quale arcano meccanismo d’autodifesa?
Non sarà che se fossi vissuto appena 2 secoli fa avrei trovato tutto meno inconcepibile?
Questo vale sia se fossi stato un misero plebeo che un cristiano d’alto rango ed estrazione; come dimostra la storia ed il piccolo excursus seguente, che riporta quanto è stato fatto nel corso dei secoli in difesa sei sacri principi del Cristianesimo (giusto per rimanere in casa nostra…).

Eccidio del 782 di 4.550 sassoni decapitati su ordine di Carlo Magno per aver rifiutato il battesimo cattolico.
Crociata dei Pezzenti del 1096, che causò la strage di 4 mila persone nella città ungherese di Zemun, saccheggiata dai “civilissimi” cristiani solo per scopi di “approvvigionamento”.
Eccidio del 1096 di 800 ebrei massacrati dai cattolici a Worms, in Germania ed altri 700 ebrei massacrati a Magonza.
Crociata dell’ Oca Santa (si credeva che l’animale fosse direttamente ispirato da Dio) guidata da Emich di Leinsingen il quale, dopo essersi fatto venire le stigmate, sterminò migliaia di ebrei a Worms, a Magonza e a Colonia, trucidando e stuprando tutti coloro che non abiuravano dalla loro fede, i quali erano notoriamente accusati (e perseguitati) dai Cattolici perché ritenuti responsabili della morte del Figlio di Dio.
Crociata dei Principi che si distinse per la strage dei Peceneghi a Costantinopoli, per la strage dei Turchi ad Antiochia, per la strage di Maarat an Numan (donne e bambini superstiti venduti come schiavi) e per la strage di Gerusalemme del 14 e 15 luglio 1099, nel corso della quale 60 mila persone, tra le quali moltissimi ebrei, vennero trucidati.
Eccidi di 120 ebrei massacrati dai Cattolici a Colonia e Spira in Germania (1145), di 2.700 prigionieri di guerra musulmani decapitati dai Crociati in Palestina (1191), di 20.000 catari massacrati dai Crociati a Beziers (1208), di 5.000 catari massacrati a Marmande (1219), di 250 catari arsi vivi per ordine della Santa Inquisizione (16 marzo 1244), di 267 ebrei impiccati a Londra in seguito a false accuse di omicidio “rituale” ai danni di cattolici, di 200 catari e valdesi arsi sui roghi nell’Arena di Verona per ordine della Santa Inquisizione (13.2.1278), di 20 ebrei arsi vivi dai cattolici a Bruxelles (1370), di 2.500 Cesenati massacrati perché ribelli del Papa (3.2.1377), di 4.000 ebrei massacrati dai cattolici a Siviglia (1391), di 100 valdesi impiccati e bruciati a Graz per ordine dell’Inquisizione (1397), di 300 donne accusate di “stregoneria” arse sui roghi nel comasco per ordine dell’Inquisizione (1416), di 41 “streghe” arse vive a Bormio (1485), di 14 “streghe” arse a Cavalese (1505), di 30 persone accusate di stregoneria arse vive a Logrono in Spagna (1507), di 2.740 valdesi massacrati dai cattolici in Provenza (1545), di 2.000 valdesi massacrati dai cattolici in Calabria (1561), di 300 persone arse per stregoneria a Oppenau (1562), di 63 donne arse vive a Wiesensteig, di 17.000 protestanti massacrati dai cattolici spagnoli nelle Fiandre (1567), di 5000 servi della gleba croati massacrati per ordine del vescovo Jurai Draskovic (1573), di 222 ebrei arsi sul rogo per ordine dell’Inquisizione in Portogallo (1580), di 600 protestanti trucidati dai cattolici in Valtellina (29.7.1620), di 20 ebrei bruciati vivi per ordine della Santa Inquisizione (1680), di 2.000 valdesi massacrati dai cattolici (maggio 1686), di 37 ebrei bruciati sui roghi a Maiorca per ordine dell’Inquisizione (1691), dell’ultima strega arsa viva in Svizzera (1782) e dell’ultima in Polonia (1783).

(Estratto da una lettera del Giudice Tosti, indirizzata al Ministro di Grazia e Giustizia, facente seguito ad una denuncia penale per discriminazione religiosa da lui stesso emessa)

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L’Antologia di Spoon River è una raccolta di poesie che il poeta americano Edgar Lee Masters pubblicò tra il 1914 e il 1915 sul “Mirror” di St. Louis. Ogni poesia racconta, in forma di epitaffio, la vita di una delle persone sepolte nel cimitero di un piccolo paesino della provincia americana.
La prima edizione della raccolta pubblicata nell’aprile del 1915 contava 213 epigrafi diventati poi 244 più La Collina nella versione definitiva del 1916. La raccolta comprende diciannove storie che coinvolgono un totale di 248 personaggi che coprono praticamente tutte le categorie e i mestieri umani. Masters si proponeva di descrivere la vita umana raccontando le vicende di un microcosmo: il paesino di Spoon River.
In realtà, Masters si ispirò a personaggi veramente esistiti nei paesini di Lewistown e Petersburg, vicino a Springfield nell’Illinois e infatti molte delle persone a cui le poesie erano ispirate, che erano ancora vive, si sentirono offese nel vedere le loro faccende più segrete e private pubblicate in quelle poesie.
La caratteristica saliente dei personaggi di Edgar Lee Masters, infatti, è che essendo per la maggior parte morti non hanno più niente da perdere e quindi possono “raccontare” la loro vita in assoluta sincerità.
La prima volta che lessi alcune delle poesie della Spoon River Anthology fu a scopo didattico. Frequentavo la scuola media mi assegnarono il compito di commentarle. A dire il vero, non mi rimasero troppo impresse. Ero troppo giovane per apprezzarle e poi tutto ciò che mi veniva imposto a scuola suscitava raramente il mio interesse.
Dopo qualche anno, un po’ per moda, un po’ per curiosità, ne ripresi la lettura.
Di quella raccolta se ne parlava tantissimo in quel periodo. Ispirandosi ai suoi versi, ed alle magistrali traduzioni fatte da Fernanda Pivano, Fabrizio De Andrè incise un LP di grande successo: “Non al denaro, non all’amore né al cielo”.
A tal proposito, lo stesso ebbe a dichiarare in un’intervista: « Avrò avuto diciott’anni quando ho letto Spoon River. Mi era piaciuto, forse perché in quei personaggi trovavo qualcosa di me. Nel disco si parla di vizi e virtù: è chiaro che la virtù mi interessa di meno, perché non va migliorata. Invece il vizio lo si può migliorare: solo così un discorso può essere produttivo.»
Tornando a me, posso dire che la rilettura di questo autentico capolavoro cominciò un po’ ad emozionarmi. C’è da dire che quando si è giovani, euforici e spensierati, si tende istintivamente ad allontanare qualunque pensiero funesto e struggente (si gira alla larga dai cimiteri) e non si ha la sensibilità necessaria, tranne rari casi, per apprezzare certa lirica.
Adesso che  non sono né giovane, né euforico, né spensierato, posso dirvi che queste stupende poesie, evocative come poche, riescono a trasmettermi le sensazioni più disparate (e disperate): angoscia, nostalgia, tenerezza, dolcezza, odio, passione, amore…
Proporne qualcuna significherebbe fare un grave torto a tutte le altre, nonché una difficilissima scelta. Andrebbero lette tutte, ma non importa, ve ne offro due prese a caso … o quasi.

Walter Simmons

I miei genitori pensavano che sarei diventato
grande come Edison o più grande:
perché da ragazzo costruivo palloni
e aquiloni meravigliosi e giocattoli a molla
e piccole locomotive che correvano su rotaie
e telefoni di barattoli e filo.
Suonavo la cornetta e dipingevo,
modellavo la creta e recitai la parte
del cattivo in Octoroon.
Ma poi a ventun anni mi sposai
e dovevo vivere, e così, per vivere
imparai il mestiere dell’orologiaio
e avevo una gioielleria in piazza,
e pensavo, pensavo, pensavo, pensavo,-
non agli affari, ma alla macchina
che progettavo di costruire.
E tutta Spoon River aspettava impaziente
di vederla in funzione, ma non funzionò mai.
E qualche anima buona pensò che il mio genio
fosse in qualche modo impedito dal negozio.
Non era vero. La verità era questa:
non ero un genio.

Le Roy Goldman

«Che cosa farete in punto di morte,
se per tutta la vita avrete rifiutato Gesù,
e saprete a quel punto, che Lui non vi è amico?»
continuavo a ripetere io, il predicatore.
D’accordo! Ma ci sono amici e amici.
E benedetto tu sia, dico io, ora che so tutto,
tu che hai perduto, prima della morte,
il padre o la madre, o  il vecchio nonno o la nonna,
un’ anima bella che visse con forza la vita,
e ti conobbe a fondo, e ti amò sempre,
e non mancherà di parlare per te,
e fare a Dio un ritratto approfondito della tua anima,
come solo può fare chi è della tua carne.
Quella è la mano cui la tua mano tenderà,
perché ti conduca lungo il corridoio
fino al tribunale dove nessuno ti conosce!

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Non amare il florido ramo,
non mettere nel tuo cuore
la sua immagine sola;
essa avvizzisce.

Ama l’albero intero,
così amerai il florido ramo,
la foglia tenera e la foglia morta,
il timido bocciolo ed il fiore aperto,
il petalo caduto e la cima ondeggiante,
lo splendido riflesso dell’Amore pieno.

Ama la vita nella sua pienezza,
essa non conosce decadimento.

Jiddu Krishnamurti

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