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Archive for novembre 2008

Se a volte replicassi con un dubbio ai miei sospiri, sorreggerei l’ariete con fermezza. (HW)

« Samantha! Chi ti ha inviato questo strano messaggio? »
– Mamma! Oltre ad ascoltare le telefonate adesso mi leggi pure gli SMS? Ma non avevi detto che con questi aggeggi non ci capivi niente? E che cazzo! –
« Che hai detto? Ma sei impazzita? Così ti rivolgi a tua madre? Io alla tua età di cazzo non me ne sono fatto mai scappare uno »
– E papà era contento? Meno male che non ci ascolta nessuno –
« Perché? Guarda che tuo padre è stato sempre orgoglioso di me, per i miei modi fini ed educati »
– Lascia stare mamma. Papà è stato sempre orgoglioso di te per altri motivi. Non pensava ad altro che mostrare la sua bambola, a suscitare l’invidia degli stolti, comunque questa storia delle intercettazioni deve finire. Mi dispiace usare questo tono, ma questo tuo modo di interferire nella mia vita privata ed in quella di Deborah, nonostante abbia solo 13 anni, è assolutamente inaccettabile, oltre che ingiustificato.
Cosa speri di ottenere ascoltando le nostre conversazioni? Così facendo non fai altro che dimostrarci mancanza di fiducia, oltre che complicare i rapporti.
Io comprendo quali possano essere i tuoi intenti ma al tempo stesso ritengo che tutto ciò che noi già ti riferiamo sia più che sufficiente a darti un’idea di quali siano le nostre condotte.
Quei piccoli ed intimi segreti che condividiamo solo con poche persone sono altro che nostre legittime necessità; oltre che diritti –
« Anche un genitore ha i suoi diritti »
– Che non calpestino quelli dei figli –
« Brava! Chissà se avresti risposto così anche a tuo padre. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensa lui di tutta questa storia »
– Questo non mi preoccupa. Innanzitutto sul mio atteggiamento non ci vedo nulla di immorale e poi, cara mamma, ricorda sempre cosa ci ripete spesso:
“Una persona di valore nasconde sempre dei piccoli segreti. Troppe spiegazioni non vanno ne rese ne pretese”.
Papà ha un grande pregio che compensa tanti suoi difetti: è coerente. Non si contraddirà certo con sua figlia –
« Samantha, di questa cosa ne parliamo un’altra volta, adesso voglio sapere chi ti scrive queste frasi compromettenti, specialmente per la figlia di un sindaco »
– La figlia del sindaco? Ma chi se ne frega! E poi non credo si rischi la reputazione per queste cose –
« Perché no? Pensa se una frase simile la leggesse Paolo »
– Paolo sa tutto…o quasi. Diciamo che sa che ho uno scambio di e-mail con una persona –
« Maledetto computer, adesso ti sei trovata anche l’amico su internet, uno di questi maniaci informati. Da quanto tempo va avanti questa storia? »
– Innanzitutto non l’ho conosciuto in rete, e poi chiariamo una cosa, a proposito di internet: vorrei che non lo demonizzassi come fai ogni momento. Internet è uno strumento straordinario, assolutamente insostituibile.
In quale altro modo avrei potuto raccogliere dati, informazioni, notizie, sentire musica, vedere video in un modo così immediato e variegato? Certo, internet vuol dire anche blogging, MSN, Facebook: i tuoi demoni, però sappi che questi mezzi, usati con criterio e parsimonia, sono assolutamente formativi, aprono la mente, stimolano l’immaginazione, la creatività, ma soprattutto: aiutano a socializzare.
Tornando al mio amico. Era presente in chiesa al concerto dell’epifania. Ti ricordi il Gloria? E’ rimasto impressionato dalla mia voce. Lui ha la passione per la musica classica, e dice che quando mi ha sentito interpretare il Domine Deus è rimasto totalmente rapito, incantato. Secondo lui è stata un’entità sovrannaturale a guidare la mano di Vivaldi, di Hendel e di tanti altri. Così lui la interpreta la spiritualità.
La presenza di Dio è nella natura delle cose, nell’arte duratura, in certa musica, nei pensieri di San’Agostino e tant’altro. Nell’ispirazione degli eletti va cercata soprattutto l’essenza del Creatore. Io quella sera sono stata una lettrice; il mezzo.
Da quel giorno ha cominciato a mandarmi messaggi di ogni genere, ai quali ho sempre risposto con piacere. I più originali me li scrive sui muri o dove capita –
« Cooosaa!! Sui muri? Ma non sarà mica…Oh Cazzo! HW è quel pazzo »
– E vai! Finalmente te ne uscito uno, e pure con la rima. Comunque hai indovinato, si tratta proprio di Hungry Wolf –
« Mamma mia! Mi sento male. Tu sei impazzita…con quel folle »
– Ma quale folle, è solo una persona un po’ eccentrica, particolare –
« Come fai ad esserne certa. Lo conosci personalmente? Come si chiama? »
– Il nome non me l’ha svelato, so solo che abita in paese ed ha una decina di anni più di me –
« Ah! Su questo ci avrei scommesso, non è certo un adolescente »
– Se vuoi sapere con esattezza quanti anni ha glielo posso chiedere –
« Come è possibile che tu non conosca la sua età? Non ti è mai venuta la curiosità? »
– No! Per me conta poco, dal momento che si tratta solo un amico. Per me gli amici non hanno età –
« Un amico? Una persona del quale non conosci il nome, l’età, che vita conduce, lo chiami amico? –
« Si, ed anche particolare »
– Che significa particolare; che intendi? Non mi vorrai mica dire che avete un rapporto intimo e confidenziale? –
« Mamma, non ti allarmare, anche se la vicenda ti sembra strana, non vederla come una cosa impegnativa, almeno per me. Io non ho nessuna intenzione di andare aldilà di un semplice rapporto d’amicizia, e lui lo sa benissimo; sono stata chiara su questo punto. Fino ad ora abbiamo scambiato semplici opinioni, sensazioni…emozioni. Abbiamo parlato del senso della vita, dei nostri interessi, dei nostri progetti. »
– Samantha, queste cose sono pericolose, non puoi prevedere come vanno a finire. Anche se per te al momento non c’è niente, per lui è diverso. La frase che ti ha scritto, ad esempio, mi sembra una vera e propria dichiarazione, oltre che una richiesta, per cui è meglio che interrompi subito questa storia, prima che sia troppo tardi. Ricordati che quando una persona prende una sbandata non si rassegna tanto facilmente davanti ad un rifiuto. Può diventare assillante; io queste cose le so. Sapessi quante volte dei semplici amici mi hanno invitato a fare una passeggiata, a prendere una sciocchezzuola, e poi mi sono arrivate le proposte più indecenti, se non addirittura le palpatine –
« Su questo hai ragione, però ti ripeto, io non sono coinvolta sentimentalmente, almeno non nel senso comune. Credo sia opportuno che ti faccia leggere una sua lettera, così capisci meglio come stanno le cose. Questa è l’ultima, mi è arrivata proprio ieri »

Carissima Samantha,

perdonami se ieri sono stato un po’ laconico, in risposta al tuo rifiuto ad uscire da soli. Io avevo solo l’intenzione di presentarmi, di farti sapere tutto di me, di svelare il mistero. Probabilmente a te sta bene così, piuttosto che correre il rischio di rimanere delusa, preferisci che sia la tua immaginazione a tracciare il mio profilo, almeno fino a quando tu non sia motivata (spero che presto succeda) da altri intenti che non siano “semplici” scambi di essenze.
Per il momento non insisto più di tanto, ma soprattutto: non ti biasimo. Se a volte assumo atteggiamenti apparentemente risentiti è per una ragione molto semplice.
Mia adorata, come forse hai già intuito, relativamente al nostro rapporto, credo di essermi calato in una dimensione virtuale, una favola incantata che è solo frutto della mia immaginazione e di questo incontenibile sentimento che avverto nei tuoi confronti, diciamolo pure: di questa attrazione irrefrenabile.
Ciò detto, come in tutte le favole, purtroppo, il ritorto alla realtà è un rischio sempre presente, può bastare un niente perché sia sopraffatto dal disincanto per poi riprendere a sognare, quando l’istinto di conservazione non mi lascia intravedere alcun altro motivo di interesse e di profonda gioia.
Ieri, ad esempio, analizzando con distacco certe mie dichiarazioni, ho realizzato, con tutto ciò che ne consegue, quanto sia illusoria la mia situazione, quando siano assurdi certi miei atteggiamenti, certe mie pretese.
Che senso ha profondere unilateralmente un sentimento forte senza ottenere in cambio nient’altro che attestati di stima e amichevoli inclinazioni? E poi, semmai dovessimo incontrarci, che piacere potrei mai trarre, oggettivamente, da certe mie affettuosità se non ricambiate? A queste cose, purtroppo, spesso ci penso, ma al tempo stesso non posso fare a meno di constatare, qualunque strada prenda il nostro rapporto, la fortuna che mi è capitata nell’instaurare con una persona matura saggia e profonda come te questo meraviglioso rapporto d’amicizia. Costi quel che costi, farò in modo che questa immensa preziosissima ricchezza non venga sciupata da un interesse limitato.
Ciò che separa noi, in questo preciso istante, da quello che saremo tra cent’anni è solo il bene effimero di una passione.
Tuo HW –

« E tu che hai risposto? »
– Quel bene effimero è la vita…o forse no –
« Samantha non so che dirti. L’unica cosa certa è che da domani eviterò certi mezzi però tu devi comprendere la mia posizione. Se cerco di controllarti è solo per metterti sugli attenti »
– Mettermi sugli attenti? Hai visto Ufficiale gentiluomo ieri sera? Forse volevi dire: mettermi sull’avviso, in guardia, sul chi va là –
« Vabbè, quello che è. Volevo solo raccomandarti di stare attenta perché tra il dire e il fare c’è di mezzo mare, anzi: un oceano intero »
– Starò attenta mamma, però al momento non me la sento d’interrompere questo rapporto, non ne vedo il motivo. Non entra in competizione con quello tra me e Paolo. Ogni legame è una cosa a sé stante. Non so come spiegartelo, mamma, ma questa storia mi fa sentire importante, mi completa, mi stimola. E’ come un riconoscimento. Me la sono guadagnata e me la tengo stretta.

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Storcete pure il naso….

Un omaggio al mio cantautore preferito non poteva mancare. Farò una ricerca approfondita, qualche giorno di questi. Voglio capire se e quanto Arthur Schopenhauer abbia influenzato questo autentico filosofo, questo mostro in poesia.

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“..Ed è qualcosa da cui non puoi scappare. Il mare.
Il mare incanta, il mare uccide, commuove, spaventa, fa anche ridere, alle volte, sparisce, ogni tanto, si traveste da lago, oppure costruisce tempeste, divora navi, regala ricchezze, non dà risposte, è saggio, è dolce, è potente, è imprevedibile.
Ma soprattutto: il mare chiama.
Non fa altro, in fondo, che questo: chiama
Non smette mai, ti entra dentro, ce l’hai addosso, è te che vuole.
Puoi anche far finta di niente, ma non serve.
Continuerà a chiamarti.
Questo mare che vedi e tutti gli altri che non vedrai, ma che ci saranno, sempre, in agguato, pazienti, un passo oltre la tua vita.
Instancabilmente, li sentirai chiamare.
Senza spiegare nulla, senza dirti dove, ci sarà sempre un mare, che ti chiamerà.”

Alessandro Baricco, “Oceano Mare”

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Un po’ di relax

Con una delle più belle canzoni mai scritte

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rispettiamo le volontà

Vorrei che i sogni perduti o abbandonati al mattino vicino al dentifricio, o quelli traditi per vigliaccheria, per calcolo cinico o per timore degli altri, ritrovassero la strada e rimanessero al mio fianco a farmi compagnia. E vorrei morire all’alba insieme a loro. (Piergiorgio Welby)

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Aristotele è qui

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Lettera aperta ad Aristotele

Lettera aperta ad Aristotele
Aristotele è un blogger. Questo è uno pseudonimo che gli ho assegnato io; il suo vero nickname ve lo svelerò solo se mi autorizzerà.
Perché Aristotele? Perché al suo cospetto mi sento un discepolo, un peripatetico. Vorrei tanto scrivere come lui, renderebbe più ricco e meno impegnativo questo mio passatempo (mi sa che queste doti o ce l’hai nel sangue…)
Aristotele insegnava passeggiando sotto il porticato interno alla sua scuola, detta Peripato (passeggiata) e da qui nacque la “scuola peripatetica”.
A proposito: avete mai osservato quanto sessualmente discriminatorio sia il termine peripatetico in funzione della sua lettura al maschile o al femminile? Si passa da un allievo ad una puttana.
Se qualcuno è a conoscenza di qualcosa di simile gradirei che me lo riferisse.
Tornando al blogger.
Quando leggo i suoi articoli mi sento come un turista in visita ad una mostra libera. Mentre erro rapito tra le sue opere, in uno dei padiglioni c’è proprio lui, intento a forgiare l’ennesimo gioiello. Per niente distratto dalla folla (che anch’io non avverto), mi parla, mi spiega…dissertiamo.
Cosa c’è di particolare in tutto questo? E che questo vulcanico, ironico e sagace osservatore, capace di raccontare e raccontarsi in una forma molto, ma molto, più profonda, divertente ed accattivante di tanti opinionisti a pagamento (leziosi sofisti autocompiacenti), fa tutto questo soltanto per diletto (suo, mio e di chiunque voglia divertirsi con la lettura).
In questo preciso istante è molto vicina al rigo che state leggendo; più di quanto no possiate immaginare.
Qualcuno obietterà che niente si fa per niente (il DO UT DES sempre impera tra gli umani), ma un pizzico di vanità al si può anche accettare, da un Baricco e da Aristotele.

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Un aggiornamento sulla pantera

ormai è circondata…

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Sapete cos’è Ottopagine?
Ottopagine è un quotidiano d’informazione locale dedicato all’intera provincia di Avellino, fondato nel 1995.
Sin dall’inizio della sua pubblicazione io e miei compagni di viaggio, durante il tragitto tra Avellino e Napoli (la nostra sede di lavoro), abbiamo attinto spessissimo notizie di ogni genere da questa gloriosa testata, soprattutto sportive (Avellino Calcio in primis).
Attualmente Ottopagine costituisce un riferimento per l’informazione ad Avellino e provincia e viene distribuito in larga scala anche fuori regione. Durante i primi anni, però, la redazione, probabilmente a causa di risorse limitate, non poteva fruire della consulenza di firme autorevoli ancor meno della prestazione di un folto numero di professionisti esperti, lo si appurava soprattutto degli articoli di cronaca.
Gli inviati a disposizione, giovani e volenterosi, non mostravano grandi capacità di discernimento tra notizie e notizie. Bisogna anche dire che la provincia di Avellino fino agli anni novanta non offriva rilevanti spunti di cronaca. La sezione di Ottopagine era piena zeppa di trafiletti (degli autentici gioielli) che riportavano più che altro notizie di sparizioni di animali di bassa corte, tresche sentimentali, dispute territoriali, incidenti tra mezzi agricoli, eccezionali ritrovamenti di specie fungine.
Grazie a Dio, l’esponenziale proliferare dell’attività camorristica nell’ultimo decennio ha offerto significativi temi per impressionanti resoconti. Il mio stesso paesino, un borgo di circa 1700 anime alle falde del monte Partenio, sebbene mai potrà competere con arene del calibro di Quindici o Lauro (giusto per rimanere in provincia), può comunque vantare negli ultimi anni di essere stato teatro di: un omicidio in puro stile casalese, due vaste retate, estorsioni di vario genere rivolte ad imprenditori locali, nonché un ultimissimo attentato ai danni di una nota struttura alberghiera (cosa si può pretendere di meglio per ravvivare la perdurante quiete di un piccolo paesino di montagna?)
Torniamo agli articoli di cronaca della fine degli anni novanta.
Il miei carissimi amici Michele ed Antonella (la fisica) potrebbe testimoniare i merito a certi stravaganti articoli.
Il primo che mi viene in mente, accaduto in un paesino dell’alta Irpinia, si intitolava: “Cade da bicicletta e finisce contro la statua di Padre Pio. Si grida al miracolo“.
Per la cronaca, il protagonista: un bambino di circa 10 anni, per la rottura improvvisa sia dei freni anteriori che posteriori, nel percorrere il viottolo di un parco pubblico in leggera pendenza, subì la frattura scomposta di un braccio, della clavicola, di alcune costole, nonché profonde escoriazioni al volto e agli arti inferiori. “Il miracolo (così come riportato nell’articolo) ha indotto i parenti e parte della popolazione ad organizzare una veglia di ringraziamento.”
Una veglia di ringraziamento? Per cosa? Per avergli impedito una totale disintegrazione?
Con il rispetto dovuto; il “miracolo” consisteva nel fatto che l’enorme struttura bronzea, del mistico Beato, ne aveva frenato la corsa, impedendo chissà quale altro tragico e molto più scontato epilogo.
Io ho fatto ciclismo per anni, ho percorso migliaia di chilometri anche su strade densamente trafficate e un paio di cadute ne ho prese, ma vi assicuro che sono sempre tornato a casa con le mie gambe, pur non godendo di certe protezioni (almeno credo).
Un secondo “strepitoso” avvenimento si registrò nel 1998 nel comune di Cervinara: “Clamorosa vincita al Totocalcio. In dieci vincono 30 milioni di lire“.
Tra le righe: “Com’è prassi in questi casi del fortunati vincitori nessuna traccia
Nessuna traccia? Per sfuggire a cosa?
Ora, consideriamo che 30 milioni del 1998 equivalgono, per eccesso, a circa 30 mila euro attuali che divisi per dieci si riducono a 3mila euro. Più o meno quanto lo stipendio medio di dicembre di un dipendente ordinario, comprensivo di tredicesima.
Ve l’immaginate, nell’immediata vigilia di Natale, per sfuggire ad una probabilissima richiesta estorsiva, oltre 20 milioni di italiani darsi alla macchia?

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