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Archive for ottobre 2008

Ho scoperto l’acqua calda?

Prendendo spunto da un commento che ho inviato ad uno dei tanti inquilini di WordPress (un bolgger del quale ignoravo la presenza fino a qualche ora fa), mi sono chiesto più volte quali sensazioni può suscitare ricevere un commento da uno sconosciuto.
Un commento è un tantino diverso da un’inserzione su un forum, il commento è rivolto all’autore in modo diretto.
Certo uno degli scopi principali delle piattaforme di blogging come WordPress è proprio quello di incentivare le interazioni interpersonali semplici, per cui, in un certo senso, si è già predisposti a ricevere contatti mirati (un po’ ce li andiamo a cercare); ciò nonostante qualche piccolo interrogativo in alcuni potrebbe sorgere.
Oltre a sentirci quasi tutti lusingati per l’attenzione rivoltaci (oppure un tantino infastiditi sia per interventi fuori tema che per critiche scomposte), è probabile che tutti si chiedano, con un pizzico di legittima circospezione:
E questo chi è? Che gli rispondo? Mi comporto naturalmente come se mi trovassi di fronte un compagno solidale (in fondo esponiamo tutti alla stessa fiera), senza indagare oltre, lasciando per contro inappagata una mia sana curiosità? : E se fosse uno psicopatico represso sessuale ben travestito da cortese benpensante? (vale anche al femminile, ovviamente…con minore probabilità)
Naturalmente soddisfa dare libero sfogo all’immaginazione; è uno stimolo benefico, ma al tempo stesso ci chiediamo: siamo sempre in grado di interpretare le reali intenzioni di chi si rivela col solo mezzo della scrittura?
Che fare allora? Niente altro che confidare nel nostro intuito e nei sani propositi del nostro interlocutore, con la gentilezza e la disponibilità (vediamo sto cretino che vuole..) che contraddistingue, o dovrebbe contraddistinguere, chi ha deciso di sottoporsi al pubblico giudizio.
Attendo commenti (anonimi, preferibilmente).

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Non vorrei suggestionarvi…però

A voi frequentatori di mense aziendali (ahimè! anche io), dal momento che ultimamente ne ho sentito parlare più del dovuto, ho letto su un forum a proposito del misterioso Pangasio:
Il pangasio è un pesce della famiglia del pesce gatto. E’ estremamente resistente in condizioni ambientali impossibili per la maggior parte degli altri pesci.
Viene allevato soprattutto lungo il Mekong, dove ancora forte è la presenza di metalli pesanti ed i residui del napalm americano, oltre ad altri residui derivati da sostanze impiegate per l’agricoltura, senza troppi controlli.
Il pangasio è un pesce onnivoro, viene alimentato con gli scarti degli impianti di filettatura del pangasio stesso.
Ovviamente in Vietnam si possono utilizzare una quantità e varietà di antibiotici ed additivi che in Europa neppure immaginiamo.
Spesso il filetto di pangasio viene “iniettato” di acqua mediante l’utilizzo di una macchina che è molto simile ad un letto per fachiri: al posto dei chiodi c’e’ una miriade di aghi tipo siringa. Gli aghi scendono sul filetto ed iniettano:
1) acqua
2) sostanze atte ad aumentare il tempo di conservazione
3) sostanze atte ad aumentare la capacità di ritenzione idrica della carne
4) sostanze correttrici di sapore
A questo punto ne avremmo abbastanza ma non basta!
Sulla superficie del filetto sembra venga utilizzata un’altra sostanza atta a rendere “bella” e “compatta” la superficie…Vi basta?
Aggiungo che ci vuole un bel coraggio a presentare il pangasio in un menù, fosse anche di una trattoria per camionisti! (o la mensa dell’Ansaldobreda, aggiungo io)
Ma ho sentito dire che vi siano “ristoranti” che camuffano il pangasio ottenendo tre “falsi” pesci, ovviamente molto più costosi…
Moltissime mense lo acquistano, all’ingrosso costa meno di due euro al kg!
(se penso a quanti ne ho mangiati io….)

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Questa è seria (…più o meno)

Oggi 23 ottobre, è trascorso giusto un mese da quando ho ripreso a scrivere su questo blog, sarebbe più corretto dire che ho cominciato solo adesso, ringrazio per avermi spronato: Bruno, Elisa e Francesca, tre veri amici.
Io sinceramente non credevo di avere il coraggio di espormi in questo modo, ne tantomeno di avere tante cose da dire.
Rivelarsi nasconde sempre dei rischi, si può apparire squilibrati, esibizionisti, vanitosi, ancor peggio: patetici…non importa, accetto la sfida, un po’ per mantenere il contatto con tanti amici e un po’ per far sorridere (o tentare) centinaia di ospiti.
Ormai è evidente per tutti che il mio scopo principale è: ironizzare sempre.
La funzione di un blog, sulla quale mi sono più volte interrogato, probabilmente contempla altri scopi, oltre che stare in compagnia, ad esempio: informare, commentare, approfondire, in modo serio e competente, notizie, avvenimenti di politica, di cronaca, di vita sociale.
Io per queste cose non credo di essere tanto adatto, non mi considero un serio divulgatore. Se mi impegnasi forse ci riuscirei…chissà, ma poi penso: internet è un contenitore immenso e sicuramente esistono spazi più appropriati, tipo i forum, dove chiunque può approfondire tutto.
Seguirà a breve distanza una poesia: “Io” . L’ho concepita per l’occasione, per questa ricorrenza.
A proposito di poesie, delle volte mi chiedo: chissà se questo blog non mi consenta di scoprirmi poeta? Sicuramente una bella faccia tosta.

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Un doveroso approfondimento

A supplemento della notizia che vi ho linkato ieri, pubblicata il 10/10/08 sia da “RAI News24” che da “la Repubblica”, relativa all’avvistamento di una pantera fra i monti dell’irpinia, fornisco i seguenti particolari.
Innanzitutto, a oltre dieci giorni distanza dal primo avvistamento (i primi giorni di ottobre) del microfelino ancora nessuna traccia. L’ipotetica presenza sui monti del partenio (praticamente dove abito io), e avvalorata dal ritrovamento di sezioni di animali di bassa corte, di pecore e addirittura di un asino.
A me personalmente questa sinistra presenza, se da una parte costituisce una preoccupante concorrenza, dall’altro mi fornisce un alibi di ferro, dirotterebbe i sospetti su talune misteriose sparizioni e di conseguenza mi consentirebbe di mettere su qualche chilo (ultimamente sono un po’ sotto peso) ma soprattutto, di simulare un “infausto” incidente (mi basterebbe spargere qualche brandello del mio cane per il giardino…Daisy).
Da dove sia giunta la pantera non si sa; per il momento: solo ipotesi.
Ovviamente all’inizio si è pensato subito ad una fuga da un circo, il circo più vicino però, presente in quel periodo, si trovava verso Foggia, per tale ragione le attenzioni si sono rivolte altrove.
Non è pensabile che una pantera scappi da un circo indisturbata, e magari per facilitarsi la fuga: imbocchi la A16 all’altezza del casello di Cerignola Ovest, faccia rifornimento presso la stazione di servizio Agip di Lacedonia, percorra quasi 150 km per uscire (lato Telepass) ad Avellino Est; è una cosa che fanno normalmente solo le pantere della polizia.
Come sopravvive? Come si alimenta?
Se si trovasse sui monti di Montevergine non avrebbe problemi di sorta, considerata la folta presenza di: volpi, cani randagi, cinghiali, conigli selvatici, faine, tassi e roditori vari; oltretutto, dato il passaggio frequente di alcuni “gitanti” napoletani, ha buone opportunità di completare il banchetto con qualche ottimo trancio di pastiera.
A proposito di gitanti; volevo tranquillizzare chiunque abbia intenzione di passare qualche ora di relax a Montevergine, informandolo del fatto che, siccome la bestiolina non appartiene ad un circo: non è ammaestrata! (trattasi di un belva sanguinaria).
Da dove cavolo è uscita fuori?
Ormai sono quasi tutti concordi nell’ipotizzare che sia scappata dalla gabbia di qualche pazzo scriteriato mitomane collezionista di animali esotici. E se questo tizio fosse stato colpito da qualche profondo senso di colpa e avesse deciso di donare la libertà a qualche altro stravagante esemplare?
Io non mi meraviglierei se tornando a casa, una sera di queste, mi trovassi di fronte la pantera che scorrazza spensierata per le strade di Ospedaletto d’Alpinolo sottobraccio all’orso Baloo e al pitone Kaa.

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Ci mancava solo la concorrenza

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Chi è Daisy?

Sapete chi è Daisy? E’ la mia cagnetta; un meticcio di circa 3 anni. Quando l’ho presa dal canile aveva 5/6 mesi, più che sufficienti perché rimanesse traumatizzata per qualche “disattenzione” ricevuta e si instaurassero in lei strane “reazioni”.
Tra le decine e decine di persone che l’avvicinano, solo ed esclusivamente a me riserva certi trattamenti.
Da quando la frequento comincio a dubitare sulla reale intelligenza dei cani, a meno che non intraveda in me certe arcane tendenze animalesche (minacciose per la sua specie).
Tutte le volte che le volto le spalle si avvicina lentamente da dietro e tenta di mordermi le caviglie; mi costringe a voltarmi di continuo. Se sto seduto sul divano, davanti alla televisione, si mette a mezzo metro dalla punta delle mie scarpe e le fissa, anche per ore; al mio primo colpo di sonno…zac! (ma vaffan…)
Come mi è saltato in mente di chiamarla Daisy; è un nome importante per me, è il mio fiore. Sei anni fa ho intitolato una poesia con questo nome.
Che destino infame, assegnare questo nome unico, esclusivo ad un essere vivente che per sua natura non prova attrazione per me (spero sia l’ultimo…)

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